NEL MONDO

Francesco d'Assisi, ieri e oggi


Da sx Padre Guglielmo e Padre Gregorio

Padre Mauro nella sua missione

Primo da sx Padre Guglielmo

Buonaventura col suo micio - Frate asino e i suoi...      

Niente ci ferma...
la riforma cappuccina

San Francesco, mettendo la sua vita al servizio di Cristo, non ha intenzione di fondare un Ordine. Bisogna riconoscere che non era dotato di spirito organizzativo. A coloro che vogliono unirsi a lui, offre di rinunciare ai loro beni in favore dei poveri e di correre con lui la grande avventura dell’imitazione di Gesù, fratello, crocifisso per amore. Quando il numero dei discepoli diventa importante, egli comprende la necessità di far riconoscere alla Chiesa il genere di vita della sua comunità.
Compila una regola che è approvata, una prima volta, da Papa Innocenzo III, nel 1210.

La posta in gioco è sempre Madonna Povertà, caratteristica della vita dei "fratres minores" (i servi della gleba).
Ai suoi "compagni" Francesco chiede: l’assoluto distacco e la perfetta letizia, l’abbandono totale e confidente alla Provvidenza del Padre che "nutre gli uccelli del cielo e riveste i gigli dei campi". Dopo Francesco, l’Ordine ricerca una stabilità e un equilibrio tra l’ideale primitivo e le necessità create dal crescente numero e una formazione più intellettuale, voluta dai Papi, per i bisogni della Chiesa.

E’ San Bonventura il centro al quale i riformatori da sempre si riferiranno. Nascono altri rami dello stesso albero nel XVI secolo: i Frati Minori della vita eremitica, che realizzano un vero ramo, esentati dal Papa, dall’obbedienza dei Frati Minori. Essi ricevono dal popolo il soprannome "cappuccini" per il grande cappuccio del loro abito, che adoperano per ripararsi dal freddo e dal gelo… Verso la fine del XVIII secolo, l’Ordine dei Cappuccini conta 34.000 religiosi (6000 in Francia).

Agli inizi sono nettamente orientati verso la vita contemplativa, poi, come Ordine di vita mista, diventano apostoli per la gente.
Nel 1897 Leone XIII riunisce le diverse riforme in Ordine dei Frati Minori Francescani. La Riforma Cappuccina resta libera nell’imitazione di Cristo Crocifisso e nel servizio ai più poveri e umili.

Per noi, cristiani del XX secolo, ha senso il messaggio francescano?
Riesce Francesco ancora a dire qualcosa, per bocca nostra, alla nostra gente, ai nostri giovani?
Siamo noi francescani capaci di decodificare i segni che ci arrivano, di ascolto, di ricerca di dialogo e di senso di vita?
Ad accogliere ognuno come unico, con amicizia fraterna, senza segni di intolleranza, di incomprensione, senza pregiudizi?
Con la pazienza e la mitezza di Cristo crocifisso e Risorto?
Con la testimonianza di una vita essenziale, serena nella prova e traboccante di speranza per noi e per chi l’ha perduta?
Contemplare significa guardare chi si ama, identificarsi a Lui, amarlo con passione, senza chiedere nulla in cambio, con gratuità.
Pregare è parlare con amicizia affettuosa con Cristo e fratelli che incontriamo, ogni giorno. La povertà non è oggetto da museo.

La povertà è uno stato di vita che ci fa liberi, che ci rende disponibili con semplicità a tutti, sofferenti e non, per la gioia dell’incontro. Non si tratta di vivere nel XX secolo con gli usi del XIII.


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